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    Scrigno di Venere

    Quest’anno ho voluto inserire nel menu di Pasqua un piatto “d’antan” della ristorazione bolognese: lo “Scrigno di Venere“. Ideato nel 1968 da Evio Battellani, gestore di un ristorante molto frequentato a Bologna, rinomato soprattutto per i primi piatti. Il locale, aveva un nome curioso “Al Cantunzein” (il Cantoncino) perchè si trovava proprio in un angolo di piazza Verdi, in piena zona universitaria. L’autentico scrigno di Venere racchiude all’interno di un quadrato di sfoglia gialla un nido di tagliatelle verdi abbondantemente condite con ragù alla bolognese, panna, tartufo e prosciutto crudo. Il tutto è richiuso a scrigno con un tortellino centrale che sta a richiamare l’ombelico di Venere… non stupitevi di…

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    Gnudi

    La cucina toscana è schietta, diretta, senza fronzoli, proprio come il carattere delle persone che abitano questa magnifica terra. Gli gnudi sono un esempio di questa semplicità: degli gnocchi di ricotta impastati con spinaci, uova, parmigiano e un po’ di farina… tutto qui! Eppure come tutti i piatti toscani il risultato è eccellente. Il nome, poi, è stringato anche quello: “gnudi”, che sta per nudi, cioè senza la parte esterna che racchiude il ripieno. Anche Artusi ne dà la ricetta nel suo libro, è la numero 98, toglie gli spinaci dall’impasto e li chiama “Ravioli all’uso di Romagna”… anche se dei ravioli, per come li conosciamo oggi, è rimasto solo…

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    Savarin di Riso

    Questo “savarin di riso” proviene direttamente dal mio ricettario…è un piatto di famiglia che è sempre stato molto apprezzato da tutti. Ricco e saporito, nella tavola di tutti i giorni io lo considero come piatto unico. È di origine emiliana, ma soprattutto della provincia di Parma; mitico il “savarin di riso con la lingua salmistrata“, che faceva Mirella Cantarelli nel suo ristorante a Samboseto (Busseto), in pieno territorio verdiano. 

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    Crespelle ai carciofi

    Le crespelle gratinate sono un primo piatto semplice da fare e anche molto versatile nella farcitura: in primavera molto buone con carciofi o asparagi, in autunno con funghi o radicchio. Il procedimento è sempre lo stesso, cambiano solo i vegetali all’interno. Inoltre come sempre ci si può organizzare per gradi. Preparare le crespelle in anticipo, conservarle in frigo o in congelatore coperte da pellicola, poi sucessivamente farcirle e gratinarle al forno.

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    Pane Raffermo

    Sin da quando ero piccola mi è sempre stato insegnato che il pane non si butta via mai! Anzi, mia zia Erminia, che viveva con noi, mi diceva:” Buttare il pane è peccato!”. Siccome su tutto il resto non era così intransigente, le sue parole mi sono sempre rimaste impresse nella mente e nel cuore. Infatti tutte le volte che nella vita mi sono ritrovata avanzi di pane secco e magari ero tentata di buttarlo non ci sono mai riuscita. L’utilizzo più comune è ovviamente come pane grattugiato per impanare carne e verdure o anche per preparare i passatelli, tipico piatto della Romagna, che consiglio di fare sempre con il…

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    Passatelli in brodo

    I passatelli sono uno dei piatti più tipici della Romagna. La loro origine è legata alla vita di campagna, dove le “arzdore “(contadine romagnole) li preparavano con il “ferro per i passatelli”. Oggi, data la sua difficile reperibilità, viene utilizzato un normale schiacciapatate. Dalle terre romagnole i passatelli si sono diffusi anche in tutta l’Emilia e nelle Marche. Essendo molto saporiti per l’abbondante presenza di parmigiano, non è più il piatto casalingo che facevano le “arzdore“, ma è diventato un primo servito in moltissimi ristoranti sia nella classica versione in brodo, ma anche in versione asciutta con i più vari abbinamenti.

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    Canederli

    La leggenda dei canederli (knoedel) ci riporta a tempi lontani, addirittura a quelli dei Lanzichenecchi. Si racconta che alcuni soldati mercenari entrarono affamati in una locanda del Sud-Tirolo, comandando all’oste di preparare subito qualcosa da mangiare, ma per essere più incisivi, presero in ostaggio la moglie e le figlie. Le malcapitate si adoperarono immediatamente con quello che avevano a disposizione: pane raffermo, carne secca, cipolle, uova, latte e farina. Impastarono delle pallotte che poi lessarono nell’acqua bollente. Evidentemente la fame dei soldati fu ampiamente soddisfatta perchè il comandante sentenziò: “Queste palle di cannone stenderebbero anche l’uomo più arrabbiato”. E così alle furbe contadine fu risparmiata la vita. Questa è la…

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    L’uovo in raviolo

    Piatto simbolo del ristorante San Domenico di Imola, uno dei più conosciuti e copiati al mondo, creato 40 anni fa da Nino Bergese. Ingredienti per la pasta (4 persone): 2 uova 200g farina Preparare otto dischi di sfoglia tirata sottile del diametro di circa 15 cm. Per il ripieno: 200g ricotta di pecora 200g spinaci crudi 5 uova 100g parmigiano grattugiato sale, pepe, noce moscata Per condire il raviolo: 100g burro di malga Preparazione: Passare gli spinaci in padella con una noce di burro, poi tritarli finemente e amalgamarli con la ricotta, 50g di parmigiano, 1 uovo intero e aggiustare di sale, pepe e noce moscata. Mettere l’impasto in un…